scritto da ZioBlood il mercoledì, 06 maggio 2009,17:36
Non voglio diventare un fallito che alla minima frasca posta davanti ai suoi piedi decide di tuffarsi tra vortici di fumo e polveri bianche fino a nascondersi al loro interno e non vedere più nulla: né frasche, né dubbi, né passato, né futuro, né presente, né felicità, né tristezza, né noia, né disperazione…
Ma il mondo mi ha insegnato a farlo.
E arriverà il giorno in cui il mondo sarà popolato da cadaveri, e gli unici vivi rimasti ci muoveranno verso le loro guerre alla conquista di tavoli pronti a riversargli colesterolo nelle vene.
Non voglio diventare un manichino, il cui unico pensiero è sistemare la ciocca di capelli che al mattino non vuole andare al posto suo.
Ma il mondo mi ha insegnato a esserlo.
E non c’è nulla che può fermare il mondo, fino a quando non avremmo preso coscienza delle tonnellate di tritolo che ogni giorno ci fanno esplodere l’anima, della musica ripetitiva sparata nelle discoteche per annegarci i pensieri e le idee, delle strade vuote che traboccano Noia.
E’ dalla strada che deve partire la rivoluzione, dal confronto tra i pochi cadaveri che decideranno di evadere ancora una volta dalle loro carceri di “pane fresco tutti i giorni” e televisione per riversarsi sulla nudità dei viali, dei vialoni, dei corsi, dei lungomare, dove non ci sono né musica né droghe a riempire i cervelli. Esisteranno soltanto le nostre menti quel giorno, e lotteranno contro le false luci della scienza, della politica e della Chiesa.
Quel giorno ognuno avrà finalmente il proprio Dio, la propria faccia, il proprio modo di essere, le proprie parole, i propri vizi, le proprie gestualità, il proprio modo di ballare. E nessuno dovrà più scoprirsi l’ombelico per non sentirsi figlio di una cagna minore.
scritto da ZioBlood il mercoledì, 03 dicembre 2008,12:02
Palermo è lontana...mai stata così lontana.
Sono a Pavia da tre mesi adesso, studio medicina. Aggiornare questo angolo, adesso, è un impresa sovrumana, ma prometto che ci proverò.
scritto da ZioBlood il venerdì, 20 giugno 2008,17:45
Il fumo.
Ha un buon odore, ti piace prepararlo, ti stordisce, ti fa navigare in mondi di zucchero, ti disinibisce, ti rende felice, felice, sempre più felice, ancora più felice.
Ma è solo fumo.
L'arte.
E' noiosa, per crearla devi compiere uno sforzo immane, ti apre gli occhi, ti fa capire quanta merda galleggia sul mondo, ti rende triste, triste, sempre più triste, ancora più triste.
L'arte è tutto.
E sono più felice nell'essere triste con gli occhi aperti, che essere felice con gli occhi chiusi per non vedere la tristezza.
scritto da ZioBlood il martedì, 17 giugno 2008,18:35
E' l'ultima notte questa, ragazzi. Si spegne un'era.
E con un esame diventiamo adulti.
Per l'ultima volta scriverò il mio saggio, mi alzerò dalla sedia e poserò il foglio sporco sulla cattedra.
Sì, avete ragione, forse non sarà l'ultima volta...ma è sicuramente l'ultima volta di un'epoca: dal primo giorno di scuola all'asilo, ad urlare "Mamma!"; alle notti pazze di Barcellona al quinto anno, ubriachi fino allo sfinimento.
Puf! Un esame e tutto va via.
Con un po' di malinconia sulle labbra.
BLUES
Ho salutato l'ultima alba
chiamandola per nome:
Blues.
Dietro si trascinava quintali di carne umana,
di birra,
di parole.
Ho teso la mano,
per fermarle.
Un vecchio mi ha detto:
"Non c'è niente che tu possa fare.
Solo piangere".
scritto da ZioBlood il venerdì, 02 maggio 2008,14:56
Di recente il telescopio Hubble è riuscito a fotografare i risultati prodotti dalla collisione fra due galassie: La bellezza delle immagini è stupefacente.
D'altronde quando
due colossi si scontrano il risultato è sempre grandioso.
E tutto ciò non vale solo nel campo dell'astronomia ma anche dell'
arte.
Nel 1971, infatti, qualcosa di molto simile allo scontro registrato dall'occhio di Hubble è avvenuto fra le note di uno dei dischi più importanti dei
Pink Floyd (
Meddle; 2 dischi di platino all'attivo) e la celluloide del capolavoro assoluto di
Stanley Kubrick (
2001: Odissea nello spazio; miglior film di fantascienza di tutti i tempi a mio modesto parere).
L'atmosfera malinconica e misteriosa di
Echoes si scontrò inaspettatamente con le meravigliose riprese di Giove e dei suoi satelliti. Le chitarre distorte di David Gilmour si fusero in tutt'uno con il genio creativo del regista americano.
Il risultato fu la più
indimenticabile opera d'arte che l'uomo abbia mai visto.
La scena è quella finale: l'uomo è giunto al suo ultimo ostacolo; dopo essere riuscito a spezzare le catene della propria fredda razionalità deve intraprendere il suo ultimo viaggio in un'altra dimensione, quella di Dio. Lì si confronterà con se stesso, e dopo aver sconfitto la morte potrà evolversi nell'essere perfetto, vero dominatore dell'universo.
La musica è quella dei Pink Floyd: Nulla d'aggiungere. Il sincrono è perfetto. Il
testo della canzone pure.
Signori, ma soprattutto signore: ecco a voi il più bel pezzo d'arte mai visto
Parte I
scritto da ZioBlood il venerdì, 02 maggio 2008,09:30
Vi propongo un'interessante iniziativa a cui ho deciso di partecipare con particolare entusiasmo.
Ecco il perchè, magistralmente spiegato dal
giovane e comunque già maturo blogger Francesco Giubilei:
«Quanti sono i blog letterari in Italia?
Molti, tanti, troppi.
Non ci sono cifre precise ma digitando su Google “blog letterario” compaiono 20.800 citazioni e digitando “blog letterari” ne compaiono 20.200.
Senza le virgolette le citazioni superano di gran lunga il milione.
Sono dati che ci devono far riflettere.
Ognuno dei curatori di questi blog si sente come un piccolo direttore, amministratore e sovente si definisce scrittore, parola grossa.
Molti blog sono abbandonati a sé stessi con visite ridicole, commenti nulli.
Sono pochi invece quelli visitati e conosciuti dove spesso invece di discutere di letteratura i commentatori si scannano tra loro.
Ebbene io mi sono stufato di questa situazione, di questa moltitudine di blog che non sia aiutano tra loro che non fanno fronte compatto, che non si linkano a vicenda.
Perché continuare imperterriti verso la nostra comune autoflagellazione?
So che la mia iniziativa, come spesso accade, non porterà a nulla però io ci provo lo stesso perché sono convinto di quello che faccio.
Che ne dite blogger letterari di unirci in una lega?
Di aiutarci a vicenda, di linkarci, di scrivere periodicamente un post su un blog amico dove si spiegano ai lettori i pregi del suddetto blog?
La lega si chiamerà L.B.L. “Lega Blogger Letterari”.
Le iscrizioni sono ufficialmente aperte, per aderire basta inviare un’e-mail a info@historicaweb.com con oggetto “L.B.L.”»
Partecipate numerosi, mi raccomando.
scritto da ZioBlood il giovedì, 01 maggio 2008,14:09
Non scrivo per denaro è chiaro.
Non posseggo una capacità narrativa o una sensibilità poetica tale da permettermi di tirare avanti a campare:
Hemingway ci riusciva; ma Hemingway, diamine, era Hemingway!
Al giorno d'oggi, a meno che non cominci a sparare teorie a casaccio sul "Santo Graal" o ti metti a scrivere puttanate assurde su orchi ed elfi cercando di emulare Tolkien, lo scrittore conta meno di un cazzo.
E pensare che in Argentina i poeti riempiono gli stadi e in Inghilterra vendono migliaia di copie!
Non è colpa nostra: è colpa della società che non fa altro che sventolarci davanti culi e tette continuamente facendoci passare la voglia di sorseggiare un buon tè freddo sullo sfondo di una lunghissima melodia dei Pink Floyd o di qualche verso di Neruda.
Fate un po' come volete.
Io, nel farattempo, continuerò sorseggiare il mio tè freddo e ad impugnare la penna.
Saluti.
scritto da ZioBlood il mercoledì, 30 aprile 2008,14:33
Partiamo dalla premessa che
non esiste ( e non è mai esistito) nessun tipo di filosofia, di religione o di impostazione culturale che come la scienza occidentale ha dato un contributo tanto grande all'evoluzione e al miglioramento della specie umana.
E' solo grazie alla scienza e ai suoi cinquecento anni di storia, infatti, che l'uomo ha potuto spezzare definitivamente le catene che lo legavano ai polsi di Madre Natura.
Sconfiggenndo le sue malattie, ovviando alle sue intemperie, abbattendo le sue fiere, l'uomo ha potuto finalmente fuggire dalle "selve oscure" della natura e rifugiarsi all'interno delle proprie campane di vetro e cemento armato.
L'uomo attraverso la scienza, dunque, non ha fatto altro che studiare l'aspetto più fisico e primitivo della natura (la sua struttura) e piegarla alla propria volontà fino a riuscire a dominarla quasi completamente. E' stato un processo lungo e faticoso, in cui a farla da padrone non sono state solo le equazioni matematiche e le formule fisiche, ma soprattutto la svalutazione, la distruzione, la polverizzazione, di ogni aspetto metafisico dell'uomo che contrastasse con la pragmaticità della scienza; di ogni forma di timore di stampo religioso che contrastasse con le sue certezze, i suoi dogmi.
Dello stesso avviso è, ad esempio, il matematico gallese Bertrand Russel che in suo saggio scrive:
" La scienza che cominciò come ricerca della verità sta divenendo incompatibile con la veridicità, poichè la completa veridicità tende sempre più al completo scetticismo scientifico".
La nostra società si sta di fatto tramutando, dunque, in una sorta di dittatura scientifica dove ciò che non è spiegabile perchè immerso fra le maglie più scure e impenetrabili dell'universo perde istantaneamente di senso; dove questioni come quelle su Dio o il senso della vita sono destinate ad essere affrontate esclusivamente da categorie sempre più svalutate e ridicolizzate (poeti, preti, ecc...) dalla nuova "classe dirigente" in camice bianco.
Stiamo perdendo una parte di noi stessi senza rendercene conto; stiamo perdendo la nostra capacità di amare, di emozionarci, di sentirci ancora impauriti di fronte all'immensità dell'universo senza muovere un muscolo; la stiamo lasciando tra le fauci delle loro bombe, delle loro macchine, della loro fredda razionalità.
scritto da ZioBlood il martedì, 29 aprile 2008,10:07
E' una poesia fondamentale questa nel mio breve e acerbo percorso poetico. E' stata la prima ad essere realmente apprezzata, e la prima su cui ho realmente faticato parecchio per cercare di renderla il più profonda possibile: Ho cercato di far trasparire attraverso le lettere d'inchiostro tutto l'
orrore e la
repellenza dei
campi di concentramento nazisti; ho cercato di svelare il
lato umano delle "larve" che vi abitavano dentro; e soprattutto ho cercato di ritrarre nella maniera più cruda possibile la crudeltà del processo di
omologazione attutato da Hitler attraverso la cosiddetta "Soluzione Finale". Quest'ultimo punto in particolar modo è la parte più importante del componimento: Questa mia, infatti, vuole essere innanzitutto un
inno alla diversità, all'irriproducibilità, all'unicità dell'individuo che troppo spesso nel corso dei secoli è stata calpesta senza alcun diritto, senza alcun rimorso.
L'URLO DELLA FORMICA
di
Carmelo Scaccia
Più delle botte che mi anneriscono il corpo,
più della fame che mi scava nel ventre,
più degli sputi che mi bagnano il viso,
sono questi numeri inchiodati nel polso
ad annullarmi,
cancellando il mio nome
e tramutandolo in una distesa infinita di segni
in cui annego fra muggiti di vetro
e sangue di bestie all’addiaccio
che mi rassomigliano.
E’ da due mesi ormai
che quei numeri mi hanno preso per mano,
e mi affondano, ogni giorno di più,
là dove non c’è più colore;
là dove il mio essere unico al mondo
diventa una poltiglia di larve
col nome di “uomini”;
là dove Hitler cercò di creare il paradiso
su una distesa di ossa uguali...
Mi rimane un unico urlo adesso,
prima che la neve mi affoghi
nel suo fetido grigiore che puzza di piscio:
“Il mio nome è stato
e resterà per sempre Primo Rossi;
fui padre di 2 figli fuggiti per un camino
e marito di una moglie cattolica uccisa dall’ignoranza,
li amai tutti, uno per uno,
in quantità uguale ma in maniera diversa
rispettando le loro differenze:
Giorgio l’amai per il sorriso,
Lucia l’amai per la fragilità e la bellezza
che custodivano le su fasce appena comprate
e Maria...Maria l’amai per i suoi seni,
per i suoi occhi,
per le sue labbra che profumavano di donna,
per la sua anima
e per il suo nome unico al mondo.”
scritto da ZioBlood il lunedì, 28 aprile 2008,14:44
Innauguro questa nuova rubrica con una delle liriche più significative ed intense della letteratura italiana del '900, e sicuramente la più rappresentativa dell'opera di Quasimodo.
Con questa poesia, infatti, apparsa per la prima volta nella raccolta del 1935 "Giorno dopo giorno", il poeta siciliano, si proietta defintivamente nella seconda fase della sua opera lirica, distogliendo lo sguardo dai problemi personali dell'individuo, e osservando finalmente la devastazione fisica e spirituale in cui si ritrova a naufragare l'intera umanità dei giorni nostri; un umanità vecchia di millenni al contempo vittima e colpevole della propria condizione, originata dalla cieca fiducia in una scienza prostituitasi ormai al massacro e al delitto.
Quello di Quasimodo è un invito a dimenticare, a riprendere in mano il nostro destino per costruire una nuova era, un mondo migliore, nel nome della fratellanza e di una ragione più ragionata.
UOMO DEL MIO TEMPO
di
Salvatore Quasimodo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
scritto da ZioBlood il sabato, 26 aprile 2008,10:38
Scrivere poesia è un'arte delicata, forse la più delicata fra tutte le arti, perchè mentre in pittura o in musica ciò su cui si deve allenare l'artista è la mera tecnica di muovere un pennello o di pigiare dei tasti su un pianoforte, il poeta ha il difficile compito di affinare i pensieri, le opinioni, le emozioni, i sentimenti per riuscire a trasferirili su un pezzo di carta.
E non è questa una cosa semplice: è come voler trasferire una parte di noi stessi (quella oscura, misteriosa, metafisica) su un foglio; nient'altro che su di un semplice impasto di legno e acqua...
Il compito del poeta, dunque, è di importanza capitale per la società in cui viviamo: egli è, infatti l'unico rimasto a cui gliene freghi qualcosa della nosta parte irrazionale, la prima creata da Dio (essere irrazionale per eccellenza) e la prima a voler essere cancellata con un colpo di spugna dalla dittatura scientifica e super-razionale del mondo moderno.
"Poeti di tutto il mondo unitevi", dunque, e resistiamo...
scritto da ZioBlood il venerdì, 25 aprile 2008,18:02
Sento ancora le puntine di maiale ribollirmi nel ventre.
Niente vodka, niente vino, niente rum, solo un po' di birra calda e schiumosa in cui il ricordo del sangue dei partigiani affonda in un flebile "psssss"...e poi tanto tanto fumo di carne arrosto.
scritto da ZioBlood il mercoledì, 23 aprile 2008,14:36
Chi è?
Il personaggio tipo di Hemingway è l'uomo forte, coraggioso, sicuro di sè, spavaldo, guerriero, amante dell'avventura, delle belle donne e dei buoni vini.
Di solito legge poco e non è molto istruito.
Simpatico e con la battuta pronta ha sempre amici intorno e donne con le cosce aperte pronte a fargliela toccare.
E' un disilluso e per questo cerca di evadere dal suo corpo attraverso il vino, i viaggi e fiumi e fiumi di adrenalina su per le vene.
E' il vincente per eccellenza: Colui che anche da sconfitto risulta essere vincitore perchè ha lottato con tutte le sue forze.
L'uomo secondo Hemingway secondo me...
Gente del genere non è mai esistita.
Le due caratteristiche fondamentali dell'uomo sono la paura e il pianto, uniche armi di difesa che la natura ci ha concesso. Sulla paura si fondano millenni di evoluzione e di esperimenti naturali...
L'uomo è l'animale più codardo che esista nell'universo.
Il suo predominio sulle specie non è dovuto alla sua intelligenza, del tutto soggettiva, ma alla sua innata capacità di fiutare il pericolo e fuggire via.
Hemingway stesso sapeva bene tutto ciò:
A un certo punto il vino, i viaggi e l'adrenalina non gli bastarono più per fuggire dalla merda della vita; si dovette suicidare.
Era il 2 luglio del 1961.
scritto da ZioBlood il martedì, 22 aprile 2008,10:31
Stamattina ho assaporato un attimo di felicità:
Appena sveglio ho realizzato che oggi non dovevo andare a scuola; in cucina sentivo il profumo del caffelatte pronto per essere riempito di brioche alla pesca; e mi sono messo a pensare alla carne arrosto e alle risate del 25 aprile.
Era tanto che non provavo una sensazione del genere. E' qualcosa di meraviglioso e totalizzante; potente come un orgasmo, elettrizzante come un orgasmo...breve come un orgasmo.
Mi sono alzato sul letto:
Il caffelatte era freddo; per il 25 non c'è nulla di sicuro; oggi dovrò studiare comunque...
scritto da ZioBlood il lunedì, 21 aprile 2008,13:28
Ieri sono rimasto per ore davanti alla penna a cercare il coraggio per rimettere mano a dei vecchi lavori composti due anni fa.
E' strano notare come passando gli anni il tuo modo di vedere il mondo, di concepire l'arte, di buttare giù versi si evolve: Le poesie diventano più crude, più asciutte, più disilluse, meno retoriche...
C'è ancora tanto da lavorare ma sono convinto di essere sulla strada giusta:
non c'è più spazio per lo zucchero nell'arte, c'è bisogno d'assenzio per descrivere l'assenzio della nostra società.
Vi do un'esempio di ciò che ho detto.
Quella che segue è una di queste "poesie stravolte" a cui sto mettendo mano per ora; è un peccato non potervi mostrare la versione originale di questo componimento: Il tutto era più brodoso, retorico, barocco.
Boves
Nero come il corvo,
invisibile come il sangue dei pidocchi...
Dov'è il mio cappello, ragazzino?
Per caso lo hai visto passare di qua?
E’ un cappello da prete:
Sporco di vino,
di belle parole.
L’ho perso nel vento negli anni ’40,
e da allora
nessuno che abbia mai visto volare un cappello...
il mio cappello volante nel vento:
Nero come il corvo,
invisibile come il sangue dei pidocchi.