Ci vuole assenzio per ingoiare assenzio

scritto da ZioBlood il lunedì, 21 aprile 2008,13:28
Ieri sono rimasto per ore davanti alla penna a cercare il coraggio per rimettere mano a dei vecchi lavori composti due anni fa.
E' strano notare come passando gli anni il tuo modo di vedere il mondo, di concepire l'arte, di buttare giù versi si evolve: Le poesie diventano più crude, più asciutte, più disilluse, meno retoriche...
C'è ancora tanto da lavorare ma sono convinto di essere sulla strada giusta:
non c'è più spazio per lo zucchero nell'arte, c'è bisogno d'assenzio per descrivere l'assenzio della nostra società.

Vi do un'esempio di ciò che ho detto.
Quella che segue è una di queste "poesie stravolte" a cui sto mettendo mano per ora; è un peccato non potervi mostrare la versione originale di questo componimento: Il tutto era più brodoso, retorico, barocco.

Boves


Nero come il corvo,
invisibile come il sangue dei pidocchi...
Dov'è il mio cappello, ragazzino?
Per caso lo hai visto passare di qua?
E’ un cappello da prete:
Sporco di vino,
di belle parole.
L’ho perso nel vento negli anni ’40,
e da allora
nessuno che abbia mai visto volare un cappello...
il mio cappello volante nel vento:
Nero come il corvo,
invisibile come il sangue dei pidocchi.
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