A - Uomo del mio tempo
scritto da ZioBlood il lunedì, 28 aprile 2008 ,14:44
Innauguro questa nuova rubrica con una delle liriche più significative ed intense della letteratura italiana del '900, e sicuramente la più rappresentativa dell'opera di Quasimodo.
Con questa poesia, infatti, apparsa per la prima volta nella raccolta del 1935 "Giorno dopo giorno", il poeta siciliano, si proietta defintivamente nella seconda fase della sua opera lirica, distogliendo lo sguardo dai problemi personali dell'individuo, e osservando finalmente la devastazione fisica e spirituale in cui si ritrova a naufragare l'intera umanità dei giorni nostri; un umanità vecchia di millenni al contempo vittima e colpevole della propria condizione, originata dalla cieca fiducia in una scienza prostituitasi ormai al massacro e al delitto.
Quello di Quasimodo è un invito a dimenticare, a riprendere in mano il nostro destino per costruire una nuova era, un mondo migliore, nel nome della fratellanza e di una ragione più ragionata.
Con questa poesia, infatti, apparsa per la prima volta nella raccolta del 1935 "Giorno dopo giorno", il poeta siciliano, si proietta defintivamente nella seconda fase della sua opera lirica, distogliendo lo sguardo dai problemi personali dell'individuo, e osservando finalmente la devastazione fisica e spirituale in cui si ritrova a naufragare l'intera umanità dei giorni nostri; un umanità vecchia di millenni al contempo vittima e colpevole della propria condizione, originata dalla cieca fiducia in una scienza prostituitasi ormai al massacro e al delitto.
Quello di Quasimodo è un invito a dimenticare, a riprendere in mano il nostro destino per costruire una nuova era, un mondo migliore, nel nome della fratellanza e di una ragione più ragionata.
UOMO DEL MIO TEMPO
di
Salvatore Quasimodo
di
Salvatore Quasimodo
Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.



